Non ti trovano su Google.

Cerchi, scorri, non ci sei.
Il concorrente sì.

La verifica da fare in due minuti col telefono, i tre motivi per cui non esci nelle ricerche della tua zona, e perché quasi sempre la scheda Google conta più del sito. Compreso il pezzo nuovo: come si finisce dentro le risposte scritte dalle AI.

Risposta breve: se non esci nelle ricerche della tua zona i motivi sono quasi sempre tre. La scheda Google dell'attività è incompleta o non l'hai mai rivendicata. Il sito non ha una pagina che dica cosa fai e dove, con le parole di chi ti cerca. Non hai recensioni recenti. Si sistemano in quest'ordine, perché nelle ricerche locali la scheda pesa più del sito. I primi movimenti si vedono in settimane, un posizionamento stabile richiede mesi.

La prova la fai ogni tanto: scrivi quello che fai e il paese dove lo fai. Scorri. Trovi il concorrente, un portale di annunci con dentro pure te ma in quarantesima posizione, due attività che hanno chiuso tre anni fa. Tu no. Poi qualcuno ti dice «ti ho cercato e non ti ho trovato», e smette di essere un fastidio: è lavoro che non arriva.

Verifica in due minuti se ti trovano davvero

Fallo adesso, prima di chiamare qualcuno. Ti serve solo il telefono.

  1. Apri una finestra anonima, o esci dal tuo account Google. È il passaggio che saltano tutti: se sei loggato e visiti il tuo sito ogni giorno, Google te lo mostra più in alto che agli altri. Ti stai guardando allo specchio.
  2. Cerca quello che fai più il nome del paese, con le parole di uno che non ti conosce. «Elettricista Rapolano Terme», «catering per matrimoni Val d'Orcia», «commercialista Sinalunga».
  3. Guarda tre zone della pagina separatamente: in alto la risposta scritta da Google, senza link da cliccare, se c'è; poi il riquadro con la mappa e tre attività, che nelle ricerche locali è il posto che conta di più; sotto, l'elenco classico dei siti.
  4. Cerca il nome esatto della tua attività. Se non esci nemmeno lì, il problema non è la concorrenza: è che Google non sa che esisti.
  5. Ripeti da fuori paese, o fattelo fare da qualcuno di un'altra città. I risultati cambiano con la posizione di chi cerca: uscire mentre sei in negozio non vuol dire niente.
  6. Segna su un foglio, per ogni ricerca: esci sì o no, in che punto, e chi c'è al posto tuo.

Quel foglio vale più di un audit da trenta pagine.

Perché non esci: i motivi veri

Nessuno di questi è un problema tecnico. Sono tutti di sostanza.

Google non sa dove sei. Se la scheda dell'attività non esiste, o è nata in automatico anni fa e nessuno l'ha mai rivendicata, per Google sei un puntino incerto. Nelle ricerche locali la certezza dell'indirizzo pesa tantissimo.

Il sito parla di te invece che di quello che cercano. «Benvenuti nel nostro sito, dal 1987 al servizio del cliente» non contiene nessuna delle parole che la gente digita, e Google legge solo quello che c'è scritto.

Hai una pagina sola per dieci cose diverse. Google non mostra aziende, mostra pagine. Se fai sei lavori in tre comuni e hai solo la homepage, hai una cartuccia per venti ricerche.

Nessuno ti nomina. Le ricerche locali si appoggiano anche a quello che dicono di te gli altri: elenchi di categoria, giornali locali, associazioni, consorzi, fornitori. Se il tuo nome esiste solo sul tuo sito, sei una voce sola.

Il sito è lento o si legge male dal telefono. Chi ti cerca è in strada, con una mano sola e poca pazienza.

Il concorrente ha iniziato prima. Non è magia e non è che «paga Google»: di solito è una scheda curata e otto anni di recensioni raccolte una per volta.

La scheda Google conta più del sito, e quasi nessuno la cura

Nel riquadro con la mappa il tuo sito conta poco. Contano tre cose: quanto sei vicino a chi cerca, quanto la scheda è completa e coerente, cosa dicono le recensioni. La scheda è gratis, ci metti un pomeriggio, ed è la cosa più trascurata che vediamo.

In pratica: rivendicala. Scegli la categoria principale giusta, che è la leva più sottovalutata di tutte, perché «ristorante» e «trattoria toscana» escono su ricerche diverse. Orari veri, chiusure comprese. Foto tue fatte col telefono, non immagini comprate: la differenza si vede. Servizi scritti con le parole del cliente, non con quelle del listino. Risposta a tutte le recensioni, comprese le brutte, perché la risposta la leggono i prossimi trenta.

Se hai vent'anni di clienti soddisfatti e nessuna recensione, hai un patrimonio che non hai mai incassato. Si chiedono una per una, con un messaggio scritto a mano, non con un invio massivo a tutta la rubrica. Dieci recensioni vere in tre mesi cambiano la faccia di una scheda.

Adesso ti cercano anche dentro le risposte AI

Una fetta di persone ha smesso di cercare su Google e chiede a ChatGPT, Gemini o Perplexity: «chi mi ripara la caldaia dalle parti di Rapolano», «un fotografo per un matrimonio in Val d'Orcia che non costi una fortuna». La risposta arriva scritta, con dentro due o tre nomi. Nessuna lista da scorrere: o sei in quei nomi o non esisti. In parallelo è Google stesso che sempre più spesso mette in cima una risposta già pronta, e chi cerca legge quella senza cliccare niente.

Farsi trovare oggi sono quindi due lavori diversi: comparire tra i risultati di Google, che è quello di sempre, e finire dentro le risposte generate, che è un mestiere nuovo. Nel settore li chiamano SEO il primo, AEO o GEO il secondo. Le sigle non ti servono, il concetto sì.

Cosa cambia in pratica. Le domande diventano lunghe e parlate, quindi servono pagine che rispondano a una domanda intera invece che a una parola, e la risposta va data nelle prime righe. Servono cose verificabili, prezzi indicativi, tempi, zone coperte: un sistema che deve citare qualcuno cita chi dice cose precise, non chi si dichiara leader del settore. E pesano ancora di più le fonti esterne, recensioni comprese, perché è lì che le AI vanno a leggere chi sei.

Questa pagina è scritta con quel metodo. Se ci sei arrivato da una ricerca, o perché un assistente te l'ha messa davanti, hai già visto se funziona. È l'unica prova che possiamo darti prima di lavorare insieme.

«Primo su Google garantito» non esiste

Nessuna agenzia controlla Google, e chi ti garantisce la prima posizione sta facendo uno di tre giochi: te la promette su una ricerca che non fa nessuno, oppure sul nome della tua azienda, dove saresti finito comunque, oppure ti fa firmare un contratto lungo con dentro una clausola che rende la garanzia inesigibile.

Le domande da fargli sono tre: primo su quale ricerca esatta, quante persone la cercano ogni mese in zona, quante di quelle poi comprano. Se non risponde con dei numeri, sta vendendo fumo. Essere terzi su una ricerca che in zona fanno in cento vale più che essere primi su una che fa una persona all'anno: la posizione è un mezzo, non il risultato.

Come si lavora, in fasi

Si parte con mezza giornata di analisi, 690 euro fissi, IVA esclusa, che si scalano dal lavoro se poi si va avanti. Non è un preventivo, è uno stato dei fatti: cosa cerca la gente in zona per il tuo mestiere, dove esci e dove no, chi ti sta davanti e per quale motivo. Alla fine hai un documento che resta tuo anche se poi non lavoriamo insieme, e insieme al documento hai il preventivo per il seguito, con un numero fisso e non una forbice.

Poi, in ordine. Prime due settimane: scheda Google, dati coerenti ovunque, avvio della raccolta recensioni. È la parte che rende prima e costa meno. Primo e secondo mese: le pagine del sito, una per ogni situazione in cui uno ti cerca, scritte per essere lette da una persona e citabili da una macchina. Da lì in avanti continuità, la parte dove quasi tutti mollano: recensioni che arrivano sempre, contenuti nuovi a ritmo costante, presenza sui siti locali. Un pezzo al mese per un anno batte dodici pezzi pubblicati a giugno.

Il numero che guardiamo insieme non è la posizione, è quante persone ti hanno contattato e da dove arrivavano.

Se vuoi capire perché non esci, scrivici il nome dell'attività e il paese. Guardiamo e ti diciamo cosa vediamo, senza impegno. Rispondiamo entro 24 ore.

  • Perché la mia attività non compare su Google?

    Nella grande maggioranza dei casi i motivi sono tre. La scheda Google dell'attività è incompleta, oppure non l'hai mai rivendicata e Google non è sicuro di dove sei. Il sito non ha una pagina che dica cosa fai e dove, con le parole che usa chi ti cerca. E non hai recensioni recenti. Si sistemano in quest'ordine, perché nelle ricerche locali la scheda pesa più del sito. Prima di tutto però fai la prova in finestra anonima: se sei loggato al tuo account Google, il tuo sito ti viene mostrato più in alto di quanto lo veda un estraneo.

  • Quanto tempo ci vuole a vedere risultati?

    Mesi, non giorni. Chi ti dice due settimane non ha capito la domanda o non è onesto. Sulla scheda Google qualcosa si muove in poche settimane, perché è la parte che dipende da dati che si sistemano subito. Il posizionamento del sito nell'elenco classico si costruisce nell'arco di mesi, perché Google deve prima vedere le pagine, poi capirle, poi fidarsi. Dove c'è concorrenza vera ci vuole di più, e quanto di più si può dire solo dopo aver guardato la tua zona e il tuo mestiere.

  • Quanto costa farsi trovare su Google in zona?

    Si parte da mezza giornata di analisi a 690 euro fissi, IVA esclusa, che si scalano dal lavoro se poi si va avanti. In quella mezza giornata si guarda cosa cerca la gente in zona per il tuo mestiere, dove esci e dove no, e chi ti sta davanti. Alla fine hai un documento che resta tuo e il preventivo per il seguito con un numero fisso, non una forbice. La prima parte del lavoro, quella sulla scheda Google e sulle recensioni, è anche la più economica ed è quella che rende prima.

  • Che zona coprite?

    Siamo di Rapolano Terme e lavoriamo tra la provincia di Siena, quella di Arezzo e la Valdichiana. Buona parte si fa da remoto, ma con chi è in zona ci si vede di persona, e sulle ricerche locali conta: sapere com'è fatto il paese e chi sono i concorrenti veri è metà del lavoro.

  • Devo rifare il sito per farmi trovare?

    Spesso no, o non subito. Il primo guadagno di solito sta fuori dal sito: scheda Google, recensioni, coerenza dei dati ovunque compari il nome dell'attività. Il sito si tocca quando manca il contenuto, cioè quando nessuna pagina parla di quello che la gente cerca. E in quel caso si aggiunge, non si butta via tutto.

  • Ho poche recensioni e ne ho una brutta. Che faccio?

    Una recensione brutta senza risposta pesa il doppio. Rispondi con calma, spiega cosa è successo e cosa hai fatto: quella risposta la leggono i prossimi clienti, non chi te l'ha scritta. Poi chiedi recensioni vere, una alla volta, ai clienti con cui è andata bene. Venti recensioni con dentro una negativa sono più credibili di cinque tutte entusiaste.

  • Se pago Google Ads risolvo?

    Risolvi finché paghi. Le inserzioni sono affitto: portano visite subito e si spengono quando chiudi il rubinetto. La scheda e le pagine sono la casa: crescono piano e restano. Insieme hanno senso all'inizio, per non stare fermi nei mesi in cui il resto deve ancora partire. Se puoi farne una sola e non hai fretta, parti dalla scheda.